TRAMA
“Era una donna ed era mia madre” è un romanzo che ruota intorno al ritrovamento, nel tempo presente, del diario di Alasia. Il diario viene ritrovato nella sua casa dalla nipote, che si era recata lì insieme a sua madre per riordinare, dopo la morte dell’anziana Alasia. Già in questo incipit Pietro Buccinnà introduce degli elementi che ritroveremo per tutto il romanzo, sia nel racconto del passato che nella cornice narrativa nel tempo presente: il rapporto tra madre e figlia. Saremo testimoni di un dialogo tra generazioni ricco di incomprensioni, di cose non dette e di presunte verità. La stessa storia narrata nel diario di Alasia risulterà straniante per la nipote che la legge e per sua madre (e figlia della stessa Alasia) che faticano a riconoscere in quella ragazza, protagonista dei fatti descritti al tempo della Resistenza, la pacata e remissiva madre di famiglia.
Al centro della narrazione c’è proprio Alasia con le sue vicende personali, le lotte interiori, la confusione per la situazione politica e per i repentini cambiamenti, le scelte difficili e l’improvvisa maternità che dovrà affrontare ancora adolescente.
Il romanzo procede alternando momenti intimi, quasi claustrofobici, a riflessioni più ampie sulla condizione femminile, sulla memoria, sulla guerra e sulla responsabilità verso se stessi e gli altri.
TECNICA DI SCRITTURA
Buccinnà adotta una prosa limpida e densa, capace di rendere palpabile la tensione emotiva con estrema semplicità ed efficacia. Tra i tratti caratteristici della sua scrittura possiamo individuare degli elementi che ricorrono: l’uso del silenzio come strumento narrativo in quanto anche ciò che i personaggi decidono di non dichiarare pesa persino più delle parole pronunciate.
Altro elemento di connotazione è l’alternanza di piani temporali e prospettive: la storia descritta nel diario di Alasia non è un semplice flashback, ma si tratta del nucleo della storia dal quale scaturiscono dubbi e incertezze delle due donne, figlia e nipote, nel presente. C’è poi un’attenzione psicologica verso dettagli che potrebbero essere ritenuti secondari: i personaggi vengono esplorati attraverso gesti minimi, come una mancata risposta, uno sguardo o una reazione pacata durante una discussione. Il tutto contribuisce a mostrare caratteri e sfumature senza bisogno di ulteriori descrizioni.
Lo stile è sempre sobrio e misurato, mentre il ritmo scorre fluido anche nei momenti di riflessione in cui rallenta per le esigenze della narrazione. La lingua è precisa, essenziale, con discreti accenni di lirismo soltanto nei momenti più introspettivi che ben si amalgamano nella struttura del romanzo.
RECENSIONE
“Era una donna ed era mia madre” è un romanzo che colpisce per la sua capacità di raccontare il non detto. Buccinnà costruisce una storia che parla di madri e figlie, ma anche di eredità emotive, di traumi che si trasmettono senza intenzione, di identità costruite su silenzi, fatti celati e incomprensioni.
La scelta di creare una cornice narrativa nel tempo presente a supporto del diario di Alasia è particolarmente efficace: non si tratta di una semplice storia parallela, ma di un modo per approfondire il discorso sulla resilienza femminile in tempo di guerra. Alasia si rivela attraverso le pagine e si libera del ruolo di anziana e tranquilla madre e nonna: nel racconto del passato lei rappresenta la lotta, la ribellione, la ricerca di giustizia; la madre della protagonista, invece, incarna la sopravvivenza silenziosa, la forza che non si mostra e che porta con se dei livori che scopre essere ingiustificati. A un certo punto non esita a definirsi “una stronza” per aver pensato tutto il male possibile sull’immobilismo e remissività di sua madre. La figlia si trova nel mezzo, sospesa tra due modelli in apparenza opposti, stordita dalle rivelazioni del diario di sua nonna che tiene tra le mani.
L’aspetto che più ho apprezzato nel romanzo è la sua onestà emotiva: non ci sono soluzioni facili, non cerca di redimere i personaggi a tutti i costi e nemmeno di assolverli per le loro mancanze. Ognuno si presenta così com’è, nel tempo in cui vive e nel modo in cui ha deciso di farlo con le motivazioni più diverse. Viene mostrata la complessità dei legami familiari dando un peso enorme a ciò che non si è voluto dire, alla difficoltà di comunicare, alla fatica di comprendere chi decidiamo di amare o detestare.
In conclusione posso affermare che “Era una donna ed era mia madre” è un romanzo molto bello e molto solido. La lettura scorre sempre con facilità, ma la profonda comprensione dei temi trattati richiede attenzione e sensibilità, ripagando il lettore con una profondità rara. È facile emozionarsi leggendo di Alasia, ed è fin troppo difficile non empatizzare con lei anche quando non siamo d’accordo con ciò che fa o dice. Chiudo questa recensione affermando che Pietro Buccinnà dimostra una notevole maturità narrativa e una capacità autentica di entrare nelle pieghe dell’animo umano partendo dalla narrativa storica.
“Era una donna ed era mia madre” è un romanzo che commuove, che fa riflettere e che, soprattutto, convince. E che non posso fare a meno che consigliare.
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