Omosessualità e ingiustizie del Fascimo hanno radici profonde, discriminazioni radicate a partire dal ventennio fascista. Periodi di repressione che hanno segnato la vita di milioni di persone. La visione dell’omosessualità, durante il fascismo, era solo la prosecuzione di una mentalità socio culturale già esistente prima, e che continuerà a resistere anche dopo la guerra.
In questo articolo, esploreremo la connessione tra fascismo e omofobia, sia nel contesto storico della Seconda Guerra Mondiale, sia nell’attuale scenario politico globale.

Parole discriminatorie che hanno coniato l’omosessualità e l’ingiustizia
Ricioni, femminielle, arrusi… Sono soltanto alcuni dei termini utilizzati per distinguere “persone” che, spinte da un istinto innato, amavano persone dello stesso sesso. Con la colpa di essere se stessi, si trovarono a dover vivere un’esistenza precaria, perché il loro comportamento era un alibi per subire violenza fisica e psicologica. Non esistevano leggi che trattavano tutto questo come reato, ma il timore peggiore erano le ammonizioni giudiziarie, legate alla decenza pubblica, oppure come accadrà dal 1939, il confino in una determinata zona.

“Turpe vizio della pederastia” definisce omosessualità e ingiustizie subite
Una definizione che troviamo sui verbali della polizia, durante il periodo fascista. L’omosessualità era considerata una deviazione abnorme e innaturale Una malattia da contagio. Un vizio che avrebbe potuto annientare la virilità del maschio. Fu così, che durante la riforma del codice penale del 1925, da parte del guardasigilli Alfredo Rocco, fu discussa in parlamento la bozza di articolo 528, che venne accolta con un lungo applauso. L’articolo diceva: “Chiunque compie atti di libidine su persone dello stesso sesso, ovvero si presta a tali atti, è punito, se dal fatto derivi pubblico scandalo, con la reclusione da sei mesi a tre anni.
La visione del mondo propugnata da Adolf Hitler e Benito Mussolini prevedeva una “purificazione” della razza e della società. Le deviazione dalle norme tradizionali, come l’omosessualità, venivano considerate un crimine.

Ovviamente, legiferare in questo modo significava ammettere l’esistenza di una realtà, che poteva ledere l’idea di un maschio italico. Quindi fare una legge contro qualcuno, significava ammetterne l’esistenza. Si preferì ignorare la questione, e come già detto in precedenza, al confino a San Domino, sulle isole tremiti, chiunque ostentasse e creasse scandalo pubblico.
UOMINI E BASTA
Nel romanzo UOMINI E BASTA viene affrontata la difficoltà che hanno i due protagonisti a vivere i loro sentimenti, durante il corso della guerra. Mariano, costretto a nascondere il suo istinto e Antonio, educato alla morale fascista, lotta con se stesso soprattutto per accettarsi.

Omosessualità e Ingiustizia: Dalle Leggi Fasciste alla Discriminazione Moderna
Il periodo fascista in Italia rappresenta un capitolo particolarmente oscuro, caratterizzato da leggi discriminatorie e persecuzioni sistematiche.
Il Periodo Fascista: Repressione e Persecuzione
Durante il regime fascista, l’omosessualità era considerata una devianza sociale e un pericolo per la “morale pubblica”. Sebbene non esistesse una legge specifica che criminalizzasse l’omosessualità, il regime utilizzava una serie di strumenti legali e amministrativi per perseguitare le persone LGBTQ+.

- Il confino di polizia: una misura punitiva utilizzata per isolare e reprimere gli oppositori politici e le persone considerate “indesiderabili”, inclusi gli omosessuali. Venivano mandati in località isolate, spesso isole, dove erano soggetti a sorveglianza e restrizioni.
- La censura: i media e le opere d’arte che raffiguravano l’omosessualità erano censurati, contribuendo a creare un clima di paura e silenzio.
- La propaganda: il regime promuoveva l’immagine di una società “sana” e “virile”, in cui l’omosessualità non aveva posto.
Le conseguenze di queste politiche furono devastanti. Migliaia di persone costrette a vivere nell’ombra, in isolamento, per non avendo commesso alcun reato.
Omosessualità e ingiustizia: L’Eredità del Passato e la discriminazione di oggi
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, l’omosessualità e l’ingiustizia rimangono una realtà per molte persone LGBTQ+ in Italia. La discriminazione si manifesta in diverse forme:
- Discriminazione legale: sebbene le unioni civili siano state legalizzate nel 2016, le coppie dello stesso sesso non hanno ancora gli stessi diritti delle coppie eterosessuali. In particolar modo per quanto riguarda l’adozione, ogni paese ha elaborato le proprie leggi
- Discriminazione sociale: le persone LGBTQ+ sono ancora soggette a pregiudizi e discriminazioni. Nell’ambiente lavorativo, nella scuola e in altri ambiti della vita quotidiana. Questo perché persiste una mentalità retrograda che continua ad essere inculcata alle nuove generazioni.
- Crimini d’odio: gli atti di violenza e discriminazione, motivati dall’orientamento sessuale, sono in aumento. Questo crea un clima di paura e insicurezza e una conseguente privazione di libertà
Omosessualità e ingiustizia hanno determinato un lungo periodo storico che necessita di un cambiamento
Per superare l’eredità del passato e costruire una società più inclusiva, è necessario un impegno costante a livello politico, sociale e individuale. Serve un impatto comunicativo diverso, attraverso ogni canale.
- Politiche inclusive: promuovere leggi e politiche che garantiscano la piena uguaglianza per le persone LGBTQ+.
- Educazione e sensibilizzazione: combattere i pregiudizi e promuovere la comprensione attraverso l’educazione e la sensibilizzazione.
- Sostegno alle associazioni: sostenere le organizzazioni che lavorano per i diritti LGBTQ+ e offrono supporto alle persone che subiscono discriminazioni.
L’omosessualità e l’ingiustizia possono essere sconfitte solo attraverso un impegno collettivo per la costruzione di una società in cui ogni persona sia rispettata e valorizzata, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale.
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